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MILANO ROSERIO: LA ZONA GRIGIA Sito tragicomico sul centro postale che sta distruggendo il commercio online in Italia
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Quando è iniziato tutto ciò?
Prima della primavera 2006, non
c'erano problemi di sorta. Nonostante tempi di attesa ben superiori
alla media europea, la corrispondenza in arrivo da fuori UE arrivava
regolarmente. Era facile acquistare un disco o un libro all'estero,
gli acquisti dagli USA erano ormai una prassi consolidata. Gli utenti
onesti (dalla ragazza desiderosa di acquistare una borsetta
artigianale, al collezionista di modellini, all' appassionato di musica)
avevano ormai scoperto un modo per sfuggire ai prezzi altissimi di
alcuni articoli, come i CD, ad esempio (i cui prezzi all'estero sono
nettamente inferiori a quelli -altissimi- del mercato italiano, che
non a caso è invaso da cd masterizzati illegali prodotti
dalla criminalità organizzata). Non si parla di merce illegale
cinese, ma di articoli spesso difficilmente reperibili in Italia e
per i quali è un sacrosanto diritto esercitare la libertà
d'acquisto, nell'ambito, ovviamente, dei paletti stabiliti dalle
regole doganali e dalla legge.
Da un documento di Poste Italiane del maggio 2006 (di pubblico dominio, trovato tramite una semplice ricerca su Google, e reperibile qui ), il direttore del CMP di Roserio era il dott. Bindo Salvatore Maggio. Nota a margine: anche ottenere il semplice nominativo del direttore di una struttura così grande (cosa ovvia e normalissima in un Paese civile) è stata impresa titanica. Al numero di telefono di Roserio si rifiutavano addirittura di dirne il nome, con scuse miserabili, ovvero "non lo sappiamo"...avete mai visto un dipendente che non sa il nome del proprio direttore?
Già, infatti, a un certo punto, la situazione cambia. I tempi iniziano ad allungarsi, e alla ricezione dei pacchi iniziano a saltare fuori i fogliettini con la richiesta di soldi per oneri doganali.
E non pochi: tanti. A partire dai 5,50 euro di presentazione in dogana (richiesti anche per articoli di valore risibile in arrivo da zone non sospette, e financo per effetti personali spediti ad amici o parenti: non sto scherzando), per arrivare a dazi doganali fuori dalla norma. Lì per lì, la reazione dell'utente è sempre la stessa: si bestemmia, si va cercando nel portafogli i soldi (precisi, pena impossibilità di ricevere il resto e rispedizione del pacco), si paga sull'unghia al postino con una procedura che resta assai discutibile, e pace.
Ma la situazione peggiora di mese in mese. Le attese si fanno bibliche, e, dopo mesi di attesa, iniziano -nei casi migliori!- ad arrivare le famigerate richieste di documentazione. Nulla sfugge al tritacarne di Roserio: articoli leciti, illeciti, di valore basso, medio o alto, con documenti incompleti o puntigliosamente in regola. Per Roserio è uguale. Tutto va bloccato, anche il maglione della nonna, e, per ogni pacco, le Poste si prendono la loro bella fetta di diritti di presentazione in dogana.
Nel frattempo la situazione si fa drammatica. Ovviamente, a risentirne, sono gli utenti normali, non i venditori di falsi cinesi che probabilmente hanno preso le dovute contromisure (corrieri espresso o similari). Mentre l'umile appassionato di musica si deve rassegnare a farsi estorcere 40 Euro per un CD comprandolo dai negozianti nostrani.
Festeggia lo Stato (più entrate dai dazi, applicati regolarmente verso il massimo e, molto più spesso, ben oltre). Festeggiano le Poste (provate a moltiplicare 5,50 € di diritti postali per ogni pacco, ne viene fuori un bel business). Festeggiano i mercanti nostrani, che possono continuare a mantenere i loro cartelli economici in regime di monopolio. E perde il cliente. Sempre.
Allo stato attuale, la situazione è ancora drammatica. Un segnale di speranza era venuto qualche mese fa da una puntata di una trasmissione di Valerio Staffelli su Radio 24 (ascolta qui). Si viene a sapere che l'attuale direttore è il dott. Luciano Traja, che, intervistato da Staffelli, liquida la questione in maniera vergognosa, sostanzialmente addossando la colpa agli acquirenti che acquistano merce contraffatta e ai venditori che non dichiarano il giusto contenuto e valore (alibi per mascherare l' ormai terribile inefficienza del CMP da lui diretto), e, dulcis in fundo, fornendo agli ascoltatori un indirizzo e-mail che si è rivelato poi non attivo.
Questo è stato, probabilmente, il picco dell' atteggiamento di totale menefreghismo che Poste Italiane da sempre ha assunto nei confronti della questione. Nel frattempo, nel disinteresse delle sedicenti associazioni consumatori, qualcosa si muove, Radio24 sta mettendo mano a un nuovo servizio sulla vicenda, e il bubbone continua inesorabilmente a crescere indisturbato, mentre l' Italia è ormai ufficialmente un "paese a rischio" per quanto riguarda l' inefficienza postale, con la Royal Mail che, sottilmente, ha escluso l'Italia dai Paesi per i quali offre garanzie certe di tempistica e sicurezza, e con le aste Ebay che, sempre più spesso, dichiarano "NO SHIPPING TO ITALY, NIGERIA, BRAZIL, MALTA".
VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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